GENER@ZIONI                N° 5 - MAGGIO 2011


PERIODICO ON-LINE DELLA CAMERA DEL LAVORO DI FERMO


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EDITORIALE

La crisi e la provincia di Fermo

di Maurizio Di Cosmo

 

Anche lo Sciopero Generale del 6 maggio 2011 ha avuto il duplice merito di evidenziare le sofferenze determinate dalla crisi in corso e la volontà di tanta parte degli uomini e donne di cambiare il corso ingiusto dei processi economici, sociali, ambientali e politici in atto.

 

L’aumento delle disuguaglianze, la negazione del futuro ai giovani ed al Paese, le condizioni di precariato nel lavoro che si riflettono sull’intera società, la decurtazione delle pensioni, l’assenza di sviluppo, l’accanirsi del governo contro il lavoro ed i lavoratori, l’assenza di una politica industriale, l’attacco ai diritti, alla democrazia, la messa in discussione della Carta Costituzionale, sono solo una parte delle questioni contro cui si svolge da anni la mobilitazione della CGIL.

Come per il Paese, anche per il nostro territorio c’è un ostacolo alla risalita della condizioni date; l’ostacolo è lo stesso governo che addirittura vuole imporre ai marchigiani la “tassa sulle disgrazie”.

 

A distanza di 50 anni dalla “svolta industriale” il Fermano è di nuovo dentro una crisi e alle prese con una nuova transizione che se non governata e orientata determinerà un effettivo riposizionamento in basso dei livelli socio-economici e un arretramento del tenore di vita.

Il carattere della fase di transizione è dominato da una crisi strutturale economico-produttiva evidenziata da quella più generale apertasi nel 2008 e che, ad oggi, non mostra alcuna prospettiva di risoluzione.

 

Gli stessi dati contraddittori della prima parte del 2011, in termini occupazionali e di stato di crisi aziendali, che registrano qualche segno positivo, non devono trarre in inganno: la realtà segnala evidentemente la chiusura di un ciclo, la fine di un modello di sviluppo tutto poggiato sulla abbondanza di manodopera a basso costo e flessibile, su una forte propensione alla piccola imprenditorialità e su una salda coesione sociale strutturata nel consenso sociale e nella responsabilità sociale dell’impresa.

Questo modello di sviluppo travolto dalla globalizzazione e dalla crisi del sistema capitalistico-finanziario sta lasciando profonde cicatrici nel tessuto sociale ed ambientale della nostra provincia, dove stanno crescendo le disuguaglianze e avanzano nuove povertà; non abbiamo affatto risolto il grado di arretratezza economica ancora misurabile attraverso il PIL pro-capite (20.487 euro, il più basso tra le province delle Marche:

-7% sotto la media nazionale; -15% rispetto alla provincia di Ancona (23.671 euro). Analogo discorso riguarda il valore aggiunto provinciale pari a 3.500 mln di euro, il più basso delle Marche e 1/3 di quello di Ancona (11.000 mln).

Da non trascurare è il fenomeno legato alle pressioni ambientali, all’incontrollato consumo di suolo, al deterioramento della vivibilità dei centri storici, agli squilibri territoriali amplificati soprattutto tra costa e montagna: di qui la necessità di un nuovo governo del territorio.

Ineludibile l’apertura di un confronto tra tutti gli attori sociali ed economici che, partendo dalla verifica dell’esistenza di un’analisi condivisa, riesca a determinare scelte che diano una nuova prospettiva di sviluppo al nostro territorio.

La provincia di Fermo ha una popolazione di circa 170.000 persone (Istat 2005); il tasso di occupazione (15-64 anni) è al 62% (obiettivo UE 70%); al 16% oltre i 55 anni.

L’età media è di 43,5 anni; gli over 65 risultano sopra il 3% della media nazionale.

La disoccupazione è al 12,7% era al 10,4% nel 2006; quella femminile è il 60%: il 33% è di lunga durata: preoccupante perché è quella che genera alienazione, devianza, disaffezione, scoraggiamento.

L’arretratezza del sistema produttivo e dei servizi genera una domanda di manodopera di bassa qualità e determina un tasso di istruzione e formazione storicamente adattato; mancano all’appello migliaia di laureati e diplomati; il sistema di formazione professionale è inadeguato.

La cornice delle nostre proposte è la ricerca di un nuovo modello di sviluppo e, se vogliamo, di un nuovo umanesimo. Serve un nuovo rapporto dell’uomo con l’ambiente e le risorse naturali. Per il sindacato c’è l’elaborazione ormai matura che il conflitto, posto sempre strumentalmente da chi era ed è interessato a mantenerlo, ambiente-lavoro è superato. Se ci pensiamo bene,  gli ambientalisti ante-litteram sono quei lavoratori che già dal varo della rivoluzione industriale, hanno rivendicato la sicurezza e la salubrità dell’ambiente di lavoro, il diritto di vivere in case e luoghi migliori di quelli a cui venivano costretti. Insomma, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è andato di pari passo con lo sfruttamento dell’ambiente e delle risorse naturali.

Infine, la tutela del paesaggio include anche la valorizzazione della comunità che lo presenzia, della sua cultura, della capacità d’accoglienza verso le persone meno fortunate, della sua storia, del capitale umano e sociale posseduto. Questi sono tutti fattori che non possono essere disconosciuti se l’obiettivo generale è quello di uscire dalla crisi con un Paese, un Territorio cambiato in meglio e che guarda al futuro. Penso che questi ed altri temi potranno sicuramente far leva sulla sensibilità delle giovani generazioni: è loro compito, noi possiamo dare una mano, promuovere questo cambiamento.


SI' DELLA CGIL AI QUESITI REFERENDARI

DEL 12 E 13 GIUGNO



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IN QUESTO NUMERO

EDITORIALE

La crisi e la Provincia di Fermo

LAVORO

Il comparto calzaturiero

Il 6 maggio tutte le nostre ragioni

SOCIALE

Verso Trogir

ATTUALITA'

Per una società più giusta

Uomini migranti

Lampedusa: terra di salvezza

SOCIETA'

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Una nuova legge per il territorio

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