GENER@ZIONI                N° 6 - GENNAIO 2012


PERIODICO ON-LINE DELLA CAMERA DEL LAVORO DI FERMO


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EDITORIALE

“La svolta nel governo del Paese

 

e la politica necessaria”

 

di Maurizio Di Cosmo

 

Ci sono voluti tre anni di lotte ma alla fine la svolta c’è stata!

E’ stato mandato via il governo delle veline, delle escort, dell’evasione fiscale, della cricca dei terremoti, del G8 e della Protezione Civile “massaggiata”.

E’ andato a casa il governo delle barzellette e abbiamo riconquistato la serietà di fronte all’Europa ed al mondo intero.

E’ finito il governo che ha voluto dividere gli italiani e colpire la dignità delle donne; che ha fatto pagare la crisi ai lavoratori, ai pensionati, che ha aumentato la disuguaglianza e negato il futuro delle giovani generazioni.

E’ finita la politica dei crolli e del disonore delle istituzioni repubblicane.

Le dimissioni dell’esecutivo di centrodestra sono state una condizione necessaria, ma non sufficiente, come in queste prime settimane si è purtroppo dimostrato, per poter riprendere il cammino della ricostruzione economica, civile e democratica del Paese.

Il nuovo governo Monti era atteso per  misurarsi con una discontinuità non solo di immagine e di stile, ma anche di sostanza.

Ciò non si è verificato e la CGIL, stavolta insieme a Cisl e Uil, continua a ritenere sbagliato e insopportabile perseverare nel taglio di salari e pensioni e ritiene decisive una serie di misure immediate all’insegna dell’equità e della crescita.

L’equità serve a recuperarem in termini soprattutto di giustizia sociale, la fiducia dei lavoratori e dei pensionati nelle istituzioni. La stessa ripresa economico-produttiva passa per il contrasto alle disuguaglianze.

Editoriale. Segue da pag. 1

Fermare e invertire il processo, che dura ormai da venti anni, del trasferimento della ricchezza da salari e pensioni e dal lavoro alle rendite, significa ridare fiato ai consumi e quindi, alla produzione di beni e servizi delle imprese.

Varare misure per la crescita significa invigorire la ricerca e l’innovazione, significa dotare il Paese di una politica industriale che orienti il sistema economico e favorisca investimenti e nuovi posti di lavoro.

Si dice che i sacrifici dovremo farli tutti e siamo d’accordo! Ma da quanto tempo il peso della crisi grava solo sulle spalle dei pensionati, dei lavoratori e dei ceti più svantaggiati?

Su questo il governo Monti non ha mostrato consapevolezza ed ha continuato con una politica che fa pagare la crisi alle fasce più deboli e non intacca le grandi ricchezze, gli evasori, i privilegi, la corruzione, le inutili ed ingenti spese militari.

Dobbiamo anche essere consapevoli che sulle prospettive di breve e medio termine risulta decisivo ciò che si decide a livello europeo.

Quanto sta accadendo in Grecia e non solo, dimostra come le politiche restrittive dei bilanci pubblici stiano aggravando la recessione e la stessa crisi finanziaria.

Anche per l’Europa vale la necessità di un profondo cambiamento: dal ruolo della BCE come prestatore di ultima istanza a tutela degli equilibri finanziari degli Stati, all’unificazione o al coordinamento reale delle politiche fiscali, monetarie e salariali che pongano l’obiettivo della piena occupazione. L’Europa deve recuperare la sua prospettiva sociale e politica, e mettere in secondo piano quella finanziaria e mercatistica.

Nella attuale crisi bisogna fare ciò che non fu fatto nel 1929: occorre una politica espansiva e non restrittiva. Le imprese possono tornare a produrre solo se cresce la domanda. La politica dei soli tagli conduce alla profonda recessione che pagheranno soprattutto, come sta accadendo, i cittadini più esposti agli effetti della crisi.

In una fase come questa è sbagliato porsi l'obiettivo del pareggio del bilancio pubblico degli Stati a qualsiasi costo sociale e massacrando tenori di vita appena accettabili.

La CGIL non condivide le ricette della BCE ed il commissariamento del Paese da parte di un istituto finanziario; il risanamento economico può essere conseguito con diverse scelte di cui la politica deve farsi carico.

Adesso è il momento di reperire le risorse necessarie per politiche espansive, di sostegno alla domanda interna e della competitività delle imprese.

Queste risorse ci sono! Vanno solamente scovate e prelevate.

Per questo, come stiamo chiedendo da diversi anni, la CGIL propone una seria lotta all’evasione fiscale (130 mld), lotta alla corruzione (60 mld), una imposta, prima straordinaria e poi ordinaria, sui grandi patrimoni e sulle grandi ricchezze, l’efficientamento della spesa pubblica anche attraverso la lotta alla corruzione ed ai privilegi della politica e non solo.

Contemporaneamente bisogna ridurre la tassazione sul lavoro e aumentare pensioni e salari netti; investire in ricerca e cultura/istruzione; varare un piano per la sicurezza sui posti di lavoro; investire sulla messa in sicurezza del territorio e per la difesa dell’ambiente che insieme rappresentano la più grande e necessaria infrastruttura del Paese; fare una vera riforma della giustizia al servizio dei cittadini e del sistema economico; difendere il lavoro pubblico ed efficientare la pubblica amministrazione; difendere e promuovere la legalità; rilanciare i “beni comuni”; investire nei servizi e liberare il lavoro delle donne; necessario anche un piano per uscire dalla precarietà del mercato del lavoro e ridare ai giovani la fiducia nel futuro.

Queste sono le misure che proponiamo per uscire dalla crisi e rilanciare le prospettive dell’Italia. Ma questa fase negativa rappresenta anche una formidabile occasione per mettere in discussione il modello di sviluppo.

Le evoluzioni incontrollate di questo capitalismo hanno determinato la estrema finanziarizzazione dell’economia che è alla base dei disastri sociali ed economici che stanno mettendo in sofferenza quasi tutto l’occidente industrializzato.

Il futuro e la ricchezza delle nazioni non può fondarsi sulle “scommesse” finanziarie e sul ruolo ancillare della politica e delle istituzioni democratiche nel rapporto con il sistema finanziario.

La politica deve riconquistare il primato rimettendo al centro la persona, i suoi bisogni ed aspirazioni. Bisogna riconsegnare l’onore al lavoro ed ai diritti che ne conseguono per riconquistare il senso della realtà, il valore della vita, la possibilità di pervenire alla felicità di un’esistenza liberata dallo sfruttamento.

La CGIL ha incassato la svolta politica del governo Monti ma la sua prima manovra ci obbliga alla mobilitazione a difesa della nostra gente e per una società più giusta, libera e democratica.

 




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IN QUESTO NUMERO

EDITORIALE

La svolta nel governo del Paese

e la politica necessaria

LAVORO

Rispetto della volontà popolare

FIAT E FINCANTIERI:

Contratti senza FIOM

SINDACALE

SOCIALE

UNO, NESSUNO E CENTOMILA

IRES CGIL MARCHE

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L’URLO DELLA TERRA

Centri storici: bene comune

Paesaggio e fotovoltaico:

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