Camera del Lavoro Territoriale della provincia di Fermo
PATTO PER IL LAVORO E LO SVILUPPO DEL FERMANO PDF Stampa E-mail
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Giovedì 05 Agosto 2021 10:53


TAVOLO “COMPETITIVITÀ E SVILUPPO DEL FERMANO”

DOCUMENTO “PATTO PER IL LAVORO E LO SVILUPPO DEL FERMANO”

Premessa

La crisi sanitaria da Covid-19 ed il conseguente, prolungato blocco hanno definitivamente sancito una crisi strutturale di sistema, che rischia, anche con il venir meno del sistema di protezione del lavoro (blocco dei licenziamenti e cassa integrazione covid), di mettere in seria discussione la tenuta dell’economia provinciale.

Il Tavolo provinciale per la Competitività e lo Sviluppo, per fronteggiare la grave situazione in atto, si è attivato da subito con un lavoro concertato insieme alla Giunta Regionale ed il Mise, per la decretazione, dapprima, del Fermano come Area di crisi industriale complessa (dicembre 2019, con lo stanziamento di risorse significative ma non esaustive), poi, con un monitoraggio sistematico presso i territori, per fotografare il quadro e rilevare i necessari indicatori evolutivi.

 

La pandemia ha fatto emergere tanti elementi di fragilità del sistema Fermano: nella sanità, nella scuola e nella formazione, nelle infrastrutture materiali ed immateriali inadeguate, nelle politiche industriali, di sviluppo e di welfare poco centrate e per nulla lungimiranti.

 

A tutto questo si associa un allargamento della platea di famiglie monoreddito ed indigenti ed una rischiosità – da analizzare e focalizzare con attenzione, soprattutto a seguito di segnalazioni fornite da cittadini, associazioni datoriali e sindacali - legata alle infiltrazioni criminali nelle pieghe della crisi e presso realtà produttive in difficoltà.

 

 

 

Premesso ciò, è necessario intervenire con urgenza, definendo, al Tavolo provinciale per la Competitività e lo Sviluppo, le aree di intervento prioritarie, le strategie a medio e lungo termine che consentano alla provincia di Fermo di invertire la rotta ed intraprendere un percorso di rinascita capace di valorizzare le tante eccellenze territoriali.

 

Punto centrale di questo documento dovrà essere un investimento senza precedenti sulle persone, innanzitutto sulla loro salute, così come sulle loro competenze e sulla loro capacità.

Partire dai diritti e dai doveri degli individui, in particolare dei giovani e delle donne, valorizzandone le differenze, significa anche condividere la necessità di sperimentare nuove forme di partecipazione democratica ad ogni livello. Un segnale importante nel segno del cambiamento è giunto, a seguito della Pandemia, dall’Unione Europea che, archiviando le politiche di Austerity, ha reagito con misure eccezionali. Infatti, con uno sforzo senza precedenti la Commissione Europea ha varato Next Generation EU, un piano di ampio respiro che rafforza il quadro finanziario pluriennale (QFP) per il periodo 2021-2027 attraverso uno specifico impegno per la ripresa e la coesione. Entrambi gli strumenti, anche attraverso le principali strategie già individuate, in particolare il Green Deal, potranno contribuire a trasformare l’Unione europea, verso un'Europa moderna e solidale, resiliente e sostenibile. L’Italia, che riceverà circa 209 miliardi di euro, è attualmente impegnata nella definizione del proprio Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Un’occasione questa di portata storica che la nostra regione deve saper cogliere, una svolta decisiva per recuperare il gap competitivo con le regioni del nord, attraverso la definizione di progetti che vedano protagonisti i territori ed i loro bisogni.

 

Inoltre, all’interno di uno scenario sovrannazionale in cui sono programmati piani di ripresa economica e di coesione, con investimenti ragguardevoli e finalmente mirati, dovrà essere raccolta per il Fermano la sfida allo sviluppo ed alla riduzione del gap con un Nord che continua a correre a velocità rilevante.

 

In tal senso il Pnrr può rappresentare, anche per la provincia di Fermo, una straordinaria opportunità per le prospettive di sviluppo e per superare le fragilità ed il gap suddetto.

Le Parti ritengono pertanto che, il Tavolo Provinciale per la Competitività e lo Sviluppo, debba essere parte attiva ed interlocutore privilegiato nella governance dei progetti che si andranno a definire man mano che arriveranno le risorse europee, visto che parte consistente dei 220 miliardi di euro (circa 90), verranno destinate dai competenti Ministeri a Regioni ed autonomie locali.

 

Queste, allora, dovranno essere le aree di intervento, da programmare con accortezza e soprattutto con una visione non limitata all’immediato post covid:

  • Democrazia e Partecipazione
  • Salute
  • Lavoro
  • Conoscenza Saperi e Formazione
  • Nuovo Modello di Sviluppo
  • Transizione Ecologica
  • Agricoltura e Turismo

Democrazia e Partecipazione

 

Il Patto per lo Sviluppo e per il Lavoro del Fermano, si fonda sulla qualità delle relazioni tra i soggetti di rappresentanze economiche e sociali istitutive del Tavolo Provinciale per la Competitività e lo Sviluppo del Fermano, sul reciproco riconoscimento del ruolo che ciascuno dei soggetti firmatari svolge nella società, sulla condivisione di obiettivi strategici e la conseguente assunzione di responsabilità.

Con questo “Patto” le Parti firmatarie delineano la cornice d'insieme e le direttrici delle diverse strategie attuative necessarie per raggiungere gli obiettivi condivisi, fondati sul medesimo metodo di partecipazione, confronto e condivisione.

L’obiettivo è quello di giungere ad una sintesi condivisa che si traduca in una voce univoca e rappresentativa delle istanze del Territorio.

Salute

 

La crisi pandemica ha reso più evidenti contraddizioni e fragilità del sistema socio-sanitario Fermano, confermando la necessità, più volte denunciata, di riequilibrare la distribuzione delle risorse per le Aree Vaste, definendo criteri di attribuzione oggettivi a partire dalla spesa pro-capite per cittadino.

In pochi mesi abbiamo definitivamente acquisito la consapevolezza del valore di una buona sanità, pubblica e per tutti, radicata nel territorio: i medici, le professioni sanitarie, il personale sociosanitario, dei servizi sociali, quello tecnico amministrativo, il personale addetto all’igiene e pulizia, così come i volontari e il Terzo settore, hanno dimostrato di essere un presidio fondamentale di prossimità territoriale da riconoscere, qualificare e valorizzare.

Una sanità pubblica e di prossimità, sempre più vicina ai bisogni delle persone: questa la direzione del documento sottoscritto dal Tavolo Provinciale per la Competitività e lo Sviluppo del Fermano, Patto della Comunità Fermana.

In particolare nel settore socio sanitario, prendendo anche come riferimento il Piano nazionale di Ripresa e Resilienza, la sanità italiana, il Fermano beneficerà di nuovi investimenti; la Missione 6 “Salute” del PNNR, infatti, con dotazione di 19,72 miliardi di Euro sosterrà un programma di salute degli italiani, partendo da:

 

  • un’assistenza di prossimità e telemedicina
  • un’innovazione, una ricerca ed una digitalizzazione dell'assistenza sanitaria, per potenziare le attrezzature ospedaliere, la ricerca scientifica, il trasferimento tecnologico e la preparazione dei medici

 

Si dovrà prevedere nel territorio della Provincia di Fermo la costituzione di Case di Comunità nei Presidi di Sant’Elpidio a Mare, Porto San Giorgio, Montegranaro, Montegiorgio, Petritoli, Amandola e presso il Murri, in prospettiva del completamento del nuovo ospedale nel sito di Campiglione.

 

Occorre altresì ripensare  il ricovero nelle Case di Riposo, in RSA o RP, come ha messo in luce la Pandemia, riducendo al massimo il ricovero degli anziani non autosufficienti nelle strutture socio sanitarie, favorendo la permanenza delle persone anziane nelle proprie case, garantendo loro un’assistenza domiciliare adeguata, potenziando e sperimentando anche forme di residenzialità alternativa, come il “cohousing”, evitando di sradicare l’anziano, anche non autosufficiente, dalla propria abitazione in cui vive, garantendogli una adeguata assistenza a domicilio, anche attraverso l’attuazione da parte della Regione Marche della figura dell’infermiere di famiglia e di comunità, prevista da norme nazionali dal 14 maggio 2020 (Standard di personale a risorse vigenti ex L. 77/2020: massimo 8 infermieri ogni 50.000 abitanti, tradotto per il territorio Fermano significa un implementazione di un numero specifico di infermieri che va da 24 a 32 professionisti).

La pratica del cohousing, molto in uso nelle grandi città del nord Europa e nord Italia, prevede la condivisione di spazi comuni da parte di un numero plurimo di nuclei familiari. Sistema che costituirebbe un ottimo rimedio per la solitudine di cui soffre la popolazione appartenente a questa fascia di età, permettendo, nel contempo, un autocontrollo sociale e sanitario tra conviventi. Questa prassi potrebbe essere incentivata attraverso l’uso dei fondi pubblici per la ristrutturazione dei centri storici e la concessione degli spazi abitativi a tariffe agevolate a nuclei rientranti nei parametri prestabiliti. Si avrebbe un ripopolamento dei centri cittadini ed in un’ottica di rilancio turistico dei borghi, parte del patrimonio recuperato potrebbe essere destinato alla costituzione di B & B, gestiti da chi all’interno di questi nuclei ha ancora capacità fisiche per poterlo fare, attivando delle formule fiscali studiate ad hoc in modo da rifinanziare le casse pubbliche.

Poco meno di 12 miliardi di Euro saranno usati invece per ammodernare gli ospedali, investire nella ricerca, sostenere la telemedicina e migliorare la formazione dei medici.

Altro punto: occorre armonizzazione la coincidenza del Distretto sanitario con gli Ambiti sociali,  aumentare i posti letto della Residenze sanitarie assistite e nelle Residenze protette, riequilibrando lo svantaggio numerico con i territori provinciali a Nord del fermano, che ci attribuisce il triste primato di “cenerentola” delle Marche,  più servizi sociosanitari nell’area dei Sibillini, attuare il raddoppio, programmato da tempo,  dei posti letto in RSA ad Amandola da n. 20 a n. 40, ripristinando tutti i servizi sanitari preesistenti al terremoto del 2016 anche al servizio di tutta l’area dei Sibillini.

Un’attenzione particolare va data alla contrattualizzazione del personale infermieristico delle RSA: professione questa da equiparare a quella presente nelle altre strutture ospedaliere, al fine di evitare la precarietà nelle RSA con la ricerca di sistemazione presso altre strutture sanitarie pubbliche o private.

Ogni azione, dovrà collocare al centro della sua esecutività merito e responsabilità, superando i confini tra pubblico e privato nella responsabilità dei Dirigenti e prefiggendosi la qualità.

Proteggere il Lavoro

Le parti firmatarie del “Patto”, ritengono prioritario gestire in maniera condivisa e concertata le vertenze che si apriranno nella Provincia di Fermo allorché verrà meno il blocco dei licenziamenti, per scongiurare l’emorragia occupazionale che ne potrà derivarne.

Auspicando che il Governo possa definire, entro il suddetto termine, una riforma complessiva degli ammortizzatori sociali in senso universalistico ed una riforma delle politiche attive del lavoro,  le Parti si impegnano ad attivare tutti gli strumenti che le normative di legge e contrattuali prevedono, quindi tutte le forme di ammortizzatori sociali, favorendo in particolare gli accordi di solidarietà difensivi ed espansivi,  auspicando inoltre che si possa ristabilire la base di computo degli ammortizzatori sociali con il ”quinquennio fisso” e non più mobile (vera zavorra pre Sars Cov-2).Inoltre le Parti concordano nel favorire la qualificazione e riqualificazione dei lavoratori attivi attraverso l’attivazione di percorsi di formazione continua che portino  alla certificazione delle competenze e conoscenze, così come già previsto in alcuni rinnovi contrattuali di settore.

Questo, al fine di evitare gli esuberi che, qualora necessari, dovranno essere gestiti con attività che vadano a migliorare l’occupabilità delle persone, attraverso un sistema di orientamento, accompagnamento, incontro domanda – offerta di lavoro, formazione e reinserimento che veda tutti gli enti preposti e Certificati dalla Regione Marche (Ciof e non solo) coinvolti, al fine di scongiurare infiltrazioni di soggetti non rispondenti alle Norme sulla Formazione e Ricollocazione, aprendo una seria e fattiva riflessione tra tutti gli attori Territoriali coinvolti, sulla necessità di istituire una sede territoriale dell’Ispettorato del Lavoro che possa disincentivare l’approdo di “entità astratte” potenzialmente nocive al sistema di tutela della Legalità proprio del territorio Fermano e Regionale.

Una maggiore collaborazione tra Enti deputati al controllo del territorio, accomunati dalla condivisione di una stessa banca dati, dal perseguire gli stessi obiettivi, dalla stessa interpretazione delle molteplici norme che regolano il mondo produttivo, costituirebbe un segnale di cambiamento ed una rassicurazione per gli imprenditori e per i collaboratori. Si costruirebbe una positiva sinergia tra imprese ed enti pubblici, che aiuterebbe ad affrontare, seppur in parte, la spesso richiamata carenza di personale; le Parti firmatarie inoltre, nel voler valorizzare l’accordo interconfederale del dicembre 2018, intendono favorire modelli di Workers Buyout cooperativi che vedano protagonisti lavoratrici e lavoratori prendendo spunto da esperienze positive realizzate in altri territori.

Affinché sia possibile che dipendenti rilevino le imprese in cui lavorano è necessario prevedere opportuni ed adeguati incentivi da parte del sistema pubblico: gli interventi sarebbero di certo coperti evitando l’attivazione della Cassa Integrazione Ordinaria o della Naspi.

Sono infatti sempre più frequenti i segnali di aziende chiuse per mancanza di ricambio generazionale, i cui dipendenti hanno preferito ricollocarsi sul mercato del lavoro, nonostante l’impresa godesse di buona salute finanziaria.

 

Salute e sicurezza sul lavoro

Le parti firmatarie del Patto concordano che mantenere e migliorare le norme di sicurezza dei lavoratori rappresentano una sfida continua e una necessità costante. Diventa pertanto imprescindibile stabilire le priorità e le azioni chiave necessarie per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei prossimi anni nel contesto del mondo post-pandemico, caratterizzato dalle transizioni verde e digitale, dalle sfide economiche e demografiche e dall'evoluzione del concetto di ambiente di lavoro tradizionale. Condizioni di lavoro sane e sicure sono indispensabili per una forza lavoro sana e produttiva. Tale aspetto è altresì importante sia per la sostenibilità che per la competitività dell'economia.

La strada verso la ripresa e il rilancio della produttività deve pertanto includere anche un rinnovato impegno a mantenere la sicurezza e la salute sul lavoro in cima alle priorità e a migliorare le sinergie tra la SSL e le politiche in materia di sanità pubblica

Pertanto le parti firmatarie coscienti che le buone pratiche in materia di SSL contribuiscono a rendere le imprese più produttive, competitive e sostenibili si dicono attente a:

 

  • affrontare il cambiamento nel nuovo mondo del lavoro;
  • migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali
  • migliorare la preparazione in caso di potenziali crisi sanitarie future.

In questo contesto così fluido si rende auspicabile:

  • una sistematica formazione del personale
  • un solido sostegno in materia di SSL alle PMI che costituiscono il numero maggiore di aziende dell’economia del nostro territorio e incontrano spesso ostacoli maggiori
  • una guida per i datori di lavoro in tutte le fasi del processo di valutazione dei rischi

Conoscenza Saperi e Formazione

Occorre investire in educazione, istruzione, formazione, ricerca e cultura, per non subire il cambiamento ma determinarlo, per generare lavoro di qualità e contrastare la precarietà e le disuguaglianze, per innovare la manifattura e i servizi, per accelerare la transizione ecologica e digitale.

L’istruzione dovrà essere inclusiva e senza ostacoli, soprattutto per condizioni sociali, inoltre, non potrà che essere verde, inclusiva e digitale, rafforzata nel percorso secondario e terziario professionalizzante, abile a valorizzare la cultura tecnica e quella professionalizzante.

Al riguardo, le Parti ritengono necessario formare operai tecnici specializzati sulle costruzioni green, valorizzando le competenze delle scuole edili, attraverso la formazione professionale, di qualità, la formazione tecnica, in grado di soddisfare la domanda della rigenerazione verde: gli enti bilaterali, le casse edili e la scuola edile rappresentano veri e propri laboratori di applicazione per il raggiungimento di questi obiettivi.

Mai come in questo periodo è necessario qualificare i lavoratori sulle nuove tecniche di costruzione, sull’utilizzo dei nuovi materiali edili di ultima generazione, sempre più ecocompatibili. Spesso le competenze della forza lavoro, sono principalmente basate “sul saper fare”, frutto di anni e anni di lavoro nel sistema di produzione delle calzature (sapere che ha difficile modalità di trasmissione teorica che si acquisisce con anni di lavoro e pratica).

 

Occorre fare uno sforzo congiunto, partire dai “saperi” e cercare di declinare a livello economico per il rilancio di un territorio: gli Istituti superiori locali dovranno attivare indirizzi specifici che vadano a creare nuove figure professionali in grado di poter rispondere alle nuove necessità delle aziende con una cultura di natura tecnica e digitale.

 

La presenza dell’Istituto Tecnico Industriale “Montani”, dell’IPSIA “Ricci” e di tutti gli altri Istituti, la coesistenza nello stesso contesto di un ITS Academy settore SISTEMA MODA con percorsi di studio che tendono alla valorizzazione e alla modernizzazione del sistema valoriale del “Made in Italy”, può ricondurre al centro dell’azione formativo/professionale una prospettiva di successo per il nostro territorio.

 

Se poi consideriamo che accanto alle strutture formative citate possono essere prese come fiore all’occhiello la “Fabbrica Pilota della Calzatura” di Montegranaro e la “Fabbrica Pilota del Cappello” di Montappone, si capisce chiaramente che attraverso una sinergia di questi enti con il Tavolo Provinciale per la Competitività e lo Sviluppo del Fermano potrebbero nascere ulteriori progettualità per la riconversione dei lavoratori e la formazioni di nuove maestranze che possano coniugare “artigianalità, imprenditorialità e innovazione”.

 

Considerando poi il comparto universitario il lavoro tessuto in questi anni dall’Ente Universitario del Fermano ha dato notevole impulso alla sinergia con la Politecnica delle Marche facendo del polo universitario fermano uno dei più dinamici della regione, sia per numero di iscrizioni, che per la qualità dei percorsi che sono nel tempo ampliati con l’innesto dopo la laurea in Ingegneria della Logistica e della Produzione, di quella Infermieristica ed il recente innesto grazie alla collaborazione con SSML San Domenico dei percorsi di Diploma di Mediatore linguistico per il management e lo sviluppo del territorio, del Master in traduzione ed editing dei prodotti audiovisivi, senza dimenticare il Conservatorio Statale di Musica, fanno del nostro territorio anche in ambito universitario un centro di eccellenza.

 

Le Marche si caratterizzano per la presenza rilevante della piccola e micro impresa, ma con una presenza importante di imprese industriali leader di settore: è importante che il Sistema dell’Università predisponga una didattica che tenga conto di questo quadro e che attivi percorsi che siano il più possibile funzionali alle esigenze delle imprese.

 

Le Parti ritengono il Libretto Formativo del Cittadino (LFC) lo strumento per la certificazione e la valorizzazione delle competenze e delle esperienze formative delle lavoratrici e lavoratori fermani. A tale scopo saranno parte attiva, di concerto con il Centro per l’Impiego di Fermo, per la valorizzazione e diffusione di questo strumento.

Un nuovo Modello di Sviluppo

La provincia di Fermo dispone di un sistema manifatturiero, non solo calzaturiero, tra i migliori al mondo in termini di qualità dei prodotti.

 

Una rete diffusa di micro, piccole e medie imprese, molte delle quali contoterziste.

 

Accanto a queste operano imprese industriali, leader nazionali di settore, che costituiscono modello competitivo ed organizzativo per l’intero Sistema produttivo provinciale.

 

Questo, cosiddetto “bello e piccolo”, fino ai primi anni 2000 ha fatto sì che questi territori registrassero tassi di crescita in termini di ricchezza prodotta, occupazione, Pil, export difficilmente riproducibile in altri territori; questo modello nel tempo, non è riuscito ad adattarsi a modelli di produzione globali, alla digitalizzazione ed all’informatizzazione, di processo e di prodotto, non è riuscito a produrre una crescita in termini dimensionali delle aziende, non è riuscito a reinvestire quella ricchezza prodotta per qualificare prodotto e processo produttivo, facendo registrare, di fatto,  un lento e progressivo trend di perdita di competitività, quindi di occupazione.

 

Le Parti firmatarie intendono pertanto intraprendere un percorso di crescita, una nuova ripartenza che affronti e superi i limiti del passato attraverso strumenti inediti per salvaguardare l’occupazione dipendente ed autonoma, investendo in primis su giovani e donne.

 

Innanzitutto bisogna immaginare non più le singole produzioni come comparti a se stanti, ma definire un Brand (per il quale si renderà necessaria la definizione di un dettagliato disciplinare) che identifichi le eccellenze fermane che le renda riconoscibili nel mondo in un sistema integrato di filiera corta che, dalla ricerca alla vendita, al dettaglio ed on-line, metta in relazione tutti i pezzi della catena del valore auspicando collaborazioni con i maggiori esponenti della E-COMMERCE: il Made in Fermo, deve diventare esempio virtuoso di un sistema produttivo, turistico, culturale, enogastronomico, agroalimentare, di mobilità ed infrastrutturale,  moderno e tecnologico.

 

Quindi non solo prodotti di qualità, ma un sistema Made in Fermo di qualità, inteso come qualità dei prodotti e del processo produttivo. Per fare ciò servono adeguate competenze ed investimenti sull’intera catena dell’innovazione, investendo in  modo particolare sulle applicazioni trasversali delle nuove tecnologie.

 

Uno stretto sistema di relazioni tra soggetti diversi, che non può prescindere dal fattivo coinvolgimento dei grandi gruppi, locali e non, oggi insediati nel fermano che possono mettere a disposizione del territorio il loro Know How, le loro strategie e modelli di marketing rilevatisi vincenti nella competizione globale. Fare sistema per raggiungere obiettivi comuni deve essere il tratto distintivo di questo nuovo modello di sviluppo.

Linee di intervento

  • Promuovere il rilancio del settore manifatturiero, attraverso tentativi di diversificazione produttiva e nuovi investimenti, ponendo particolare attenzione nell’implementazione dei processi di creazione reti di imprese, al fine di agevolare lo sviluppo di grandi produzioni esclusive e certificate
  • Favorire il processo di innovazione (manifattura digitale e nuovo artigianato) e il riconoscimento e trasmissione delle conoscenze e competenze, attraverso la creazione di centri di formazione (esempio: “Politecnico Calzaturiero” della Riviera del Brenta), laboratori/accademy, enti di ricerca ed università, con corsi di laurea specifici e spendibili nel rapporto col tessuto produttivo del territorio, come “design della calzatura”, economia e management, marketing e comunicazione, ingegneria
  • Promuovere un Piano articolato e complesso che risponda seriamente al fabbisogno di formazione del personale: non solo per gli amministrativi, ma anche e soprattutto per gli addetti dei reparti produttivi.
  • Favorire l’utilizzo di tutte le risorse disponibili del “Fondo Nuove Competenze” al fine di convertire ore di lavoro in formazione nei settori di interesse provinciale (manifatturiero, agroalimentare, turistico e della cultura)
  • Definire una strategia locale per lo sviluppo di un sistema turistico integrato, con l'obiettivo di individuare le potenzialità del territorio e di organizzare le risorse locali di identità, cultura, ambiente ed attività economiche, in un’ottica di filiera del turismo di qualità. (offerta turistica integrata e diffusa, di qualità e sostenibile basata su formule di fruizione estensiva e mobilità dolce,  arricchire l'offerta turistica di qualità destagionalizzando quella dei flussi turistici legati al mare ed alla montagna, offrire servizi specialistici, soprattutto in relazione alle sempre crescenti esigenze di forme di vacanze tematiche,  miglioramento della qualità e della gamma dei servizi turistici locali,  rafforzamento delle reti e delle capacità di relazione tra gli operatori)
  • Promozione e Valorizzazione della filiera Agroalimentare, con l’obiettivo primario di puntare alla qualità dei prodotti e dei processi produttivi dell’intera filiera. (km 0, valorizzazione della Tipicità un aspetto qualitativo al quale i consumatori annettono una crescente importanza, denominazioni e indicazioni di origine, strategie di marketing territoriale, attraverso le quali, promuovere la conoscenza l’intero territorio con le diverse attività che vi sono insediate, da quelle produttive a quelle turistico-ricreative)
  • Arredo urbano, politiche abitative, riqualificazioni dei borghi e delle aree interne nell’ottica dei piani europei di riqualificazione urbana al fine di rendere “green” il patrimonio immobiliare e migliorarne la qualità dell’abitare (“Agenda urbana europea” 2021-2027)
  • Favorire progetti di internazionalizzazione; implementare i rapporti con le Camere di Commercio italiane all’estero e le Istituzioni nazionali di rappresentanza, utilizzando la leva dei rapporti tra esse e gli italiani presenti all’estero al fine di favorire l’organizzazione di eventi e momenti di networking, attraverso i quali rilevare nuovi mercati e opportunità finanziarie e d’investimento produttivo; inoltre, sostenere le imprese nell’accesso e nella competizione sui mercati internazionali è necessario che lo strumento “Finanziamenti per l’internazionalizzazione” gestito da SIMEST, sia dotato di nuove e adeguate risorse per ottenere un contributo a fondo perduto del 50% sulle iniziative commerciali sviluppate all’estero o comunque a valenza internazionale.
  • Individuazione e definizione delle infrastrutture materiali ed immateriali (diffusione banda ultralarga, polo tecnologico, piattaforma digitale, polo fieristico, ammodernamento sistema viario, terza corsia A14 – ammodernamento “Maremonti” – completamento della Mezzina – Bypass casello P.S. Elpidio Campiglione – Metropolitana di superficie Porto San Giorgio Amandola – Alta velocità ferroviaria – Ampliamento rete delle Ciclovie pedonali)

 

Le parti firmatarie ritengono essenziale focalizzare l’attenzione e le richieste su alcuni punti ben definiti e percorribili nel breve termine, per concentrare le risorse e le energie su traguardi raggiungibili, evitando di avanzare richieste generali e di difficile attuazione.

 

In particolare riteniamo che,  oltre alla riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico, che superi le attuali disparità tra lavoratori di comparti diversi, il lavoro si difenda mettendo le aziende in condizione di produrre lavoro, rendendole più competitive sul mercato attraverso la riduzione del carico burocratico che soffoca la libera iniziativa e sterilizza ogni volontà di intraprendere; attuando politiche economiche di ampio respiro, con programmi condivisi ed applicabili, che allo stesso tempo siano flessibili ed adattabili al mutare dei mercati e degli scenari economici; agevolando la nascita di una politica economica e fiscale veramente europea, che preveda oltre ad una unica moneta, anche una unica politica economica e fiscale; riducendo il costo del lavoro bonificando tutte quelle sacche di inefficienza e di sprechi che non fanno altro che vanificare tutti gli sforzi ed i sacrifici messi in atto dagli imprenditori e dai lavoratori.

 

Questa sembra la proposta più veloce e più funzionale da attuare estendendo al territorio marchigiano la concessione della decontribuzione del 30%.

La concessione della decontribuzione del 30%, fermatasi ai confini sud della regione Marche, ritrarrebbe una misura in grado di garantire nell’immediato una maggiore competitività delle aziende del manifatturiero sul mercato globale; rappresenterebbe un incentivo a non delocalizzare le produzioni, verso paesi dell’unione con costi della manodopera molto più bassi rispetto a quelli locali; costituirebbe una tenuta del sistema sociale attraverso il mantenimento dell’occupazione; avvierebbe la possibilità di orientare una seria e programmata diversificazione della produzione.

 

Inoltre l’istituzione di una Zona Economica Speciale provinciale, come parte di uno spazio più vasto ed allargato, che coinvolga tutti i territori della regione e che rappresenti uno strumento di defiscalizzazione per le nostre imprese, all’interno di un Sistema regionale capace finalmente di rilanciarsi significherebbe la possibilità di pianificare occasioni nuove di crescita.

Per la salvaguardia dell’equilibrio socio-economico del territorio fermano, riteniamo che in questa fase sia “ancora” da tutelare e cercare di rilanciare il settore calzaturiero.

 

  • Trattandosi di sistema produttivo già presente ed attivo che rappresenta la storia economica del nostro territorio. Eccellenza riconosciutaci nel mondo. Fattore determinante, nel breve periodo, per mantenere ancora dei buoni indici occupazionali.
  • Nonostante se ne parli da molto tempo, non è mai stata avviata con convinzione una vera diversificazione della produzione manifatturiera del territorio. Prima che la transizione produca i suoi effetti occorrerà diverso tempo. Un passaggio drastico e repentino, senza che sussistano ancora le condizioni necessarie affinché questo avvenga in modo graduale e socialmente sostenibile, produrrebbe delle ripercussioni talmente negative a livello occupazionale da mettere in serio pericolo la tenuta sociale del territorio.
  • Pur sviluppandosi altre tipologie produttive, le stesse denunciano ancora gravi ritardi e difficoltà ambientali. La meccanica infatti avverte la mancanza di un sistema produttivo integrato e la scarsa presenza di manodopera specializzata. Pur in presenza di scuole di alto valore formativo, sono pochi gli allievi che scelgono di percorrere tali strade professionali.

Il nostro territorio rientra in una area di crisi complessa di recente istituzione. Abbiamo avuto modo di constatare che se gli interventi non sono tempestivi, perdono di efficacia e spesso rischiano di essere anacronistici al momento dell’attuazione, essendo gli scenari economici molto diversi da quando essi sono stati pensati e richiesti.

Il territorio fermano vede prevalere due produzioni manifatturiere, la calzatura ed il cappello. Due settori in cui il prezzo del prodotto è determinato per circa il 60% dal costo della manodopera. La loro salvaguardia, da attuarsi anche attraverso pubblici interventi economici di ampio respiro e di alto profilo, sarebbe economicamente ammortizzata attraverso il minor ricorso al sostegno al reddito (a cui inevitabilmente si dovrebbe ricorrere dopo lo sblocco dei licenziamenti previsto dai vari decreti che hanno normato la vita economica e sociale italiana in questo periodo di pandemia) ed alla Naspi.

I mercati di riferimento per lo sviluppo commerciale dei prodotti del tessile abbigliamento sono caratterizzati da un avanzato processo di globalizzazione che riduce drasticamente gli ostacoli al commercio, i costi di trasporto e di comunicazione, di informazione, aprendo enormi opportunità per la crescita, la sola Unione Europea rappresenta un mercato di oltre 450 milioni di consumatori.

Le PMI vanno accompagnate verso i mercati attraverso l’internazionalizzazione per cogliere le opportunità di crescita.

 

  • Sostenere le imprese nell’accesso e nella competizione sui mercati internazionali è necessario che lo strumento “Finanziamenti per l’internazionalizzazione” gestito da SIMEST, sia dotato di nuove e adeguate risorse per ottenere un contributo a fondo perduto del 50% sulle iniziative commerciali sviluppate all’estero o comunque a valenza internazionale.
  • Partecipazione gratuita alle fiere internazionali per le prossime due stagioni.

Transizione Ecologica

Le Parti firmatarie del “Patto”, nel prospettare e definire un nuovo modello di sviluppo che metta al centro le persone ed i loro diritti, considerano imprescindibile la necessità di costruirlo sapendo coniugare produttività, equità e sostenibilità, che possano generare lavoro di qualità. In questa ottica ritengono un obiettivo strategico la transizione ecologica.

Ridurre le emissioni, favorire la diffusione delle energie rinnovabili, una differente e maggiore attenzione all’ambiente sono obiettivi prioritari che posso creare importanti opportunità per la creazione di nuove imprese, quindi nuove opportunità di lavoro.

La cosiddetta Green Economy non deve essere solo uno slogan ma una vera sfida da cogliere per avviare progetti di riconversione professionale e del reinserimento lavorativo di lavoratrici e lavoratori a rischio di espulsione dal ciclo produttivo: in tal senso il ruolo dei Sindaci e delle amministrazioni dei 40 comuni della provincia di Fermo è fondamentale.

In particolare per la definizione di progetti prendendo spunto dagli analisti Europei che hanno identificato per ciascuno dei ventisette Stati membri un pool di progetti in grado di sostenere l’occupazione a breve termine e contribuire agli obiettivi climatici dell’UE:

 

  • Per l’ammodernamento tecnologico, efficientamento energetico e sismico, a partire dalle scuole e strutture sanitarie, in tal senso le risorse del recovery fund, il superbonus 110%, il sisma bonus potrebbero rappresentare un’occasione unica di rilancio, oltre che per l’edilizia privata, anche per l’edilizia residenziale pubblica. Per non rendere sterili o circoscritti questi interventi di sicuro vantaggio per la riqualificazione urbanistica, sarebbe opportuno sburocratizzare le pratiche necessarie ad attivare gli interventi, magari dando maggiore fiducia alla platea di cittadini interessati da queste misure.
  • Per favorire la diffusione di mezzi di trasporto ad impatto zero e favorire la cosiddetta mobilità leggera.
  • Per ridurre il consumo di suolo e la riconversione di edifici pubblici dismessi ad uso abitativo sociale (Un po' in tutta la provincia ci sono ormai case popolari ai limiti della vivibilità e una richiesta continua di alloggi ed il 40% delle abitazioni ha più di 40 anni e solo il 31% degli immobili ha avuto interventi di riqualificazione, come ad esempio il risparmio energetico o i il consolidamento sismico). Si dovrebbero incentivare attività di ristrutturazione e recupero anche nel privato a discapito di rilascio di nuove autorizzazioni alla costruzione
  • Per la pianificazione del ciclo dei rifiuti, in ottica di economia circolare, individuando siti ed infrastrutture idonee ai fabbisogni territoriali

Turismo e Agricoltura

La pandemia ha fortemente impattato sul turismo anche per la forte limitazione della mobilità, in particolare quella con l'estero. Ne sono derivate numerose difficoltà sia economiche, sia sociali, che i provvedimenti approntati dal Governo centrale e dalle Amministrazioni regionali non sono riusciti a mitigare.

Il comparto ricettivo marchigiano è caratterizzato dalla prevalenza di micro e piccole imprese di proprietà e a gestione familiare.

La dimensione minore delle strutture ed assetti proprietari familiari implica una capacità concorrenziale inferiore rispetto ad aziende turistiche internazionali.

Il limite della dimensione condiziona naturalmente la performance strategica complessiva.

Il Fermano, così come tutti gli altri ambiti territoriali regionali, ha bisogno di misure specifiche, che possano tradursi in linee di azione operativa per rafforzarne competitività e conoscibilità.

In dettaglio:

  • Valorizzazione dell’Osservatorio turistico regionale, affinché ogni decisione possa fondarsi su un’analisi mirata supportata da un efficace ed affidabile sistema informativo
  • Sviluppo della sostenibilità delle destinazioni e delle imprese turistiche locali, con incentivazioni rivolte alla costituzione di strutture, servizi e pacchetti turistici accessibili, incentivazione per la qualificazione e per l’ampliamento dell’offerta ricettiva, ideazione e adozione di marchi di qualità e marchi d’area, valorizzazione delle certificazioni già presenti sul territorio regionale
  • Incentivi per la digitalizzazione del comparto, che cambia in modo significativo l’organizzazione e la gestione dei flussi in entrata nel territorio
  • Interventi per potenziare gli Uffici di accoglienza turistica
  • Marketing e strumenti digitali che qualifichino strutture ed operatori
    • Sostegno alla crescita dimensionale delle strutture e sostegno alla migliore cooperazione pubblico – privato
    • Formazione degli operatori per l’acquisizione di nuove competenze e aggiornamento/adeguamento di quelle già possedute
    • Politiche di promozione del territorio, anche attraverso gli incentivi alla partecipazione, da parte degli operatori, alle principali fiere di settore
    • Percorsi per valorizzare il sistema dell’offerta enogastronomica e per quella riguardante tutta la filiera della moda (calzature, cappelli in primis)
    • Potenziamento delle infrastrutture per il migliore collegamento costa – entroterra
    • Incentivi su paesi focus per favorire il turismo destagionalizzato

L'emergenza sanitaria ha interessato in modo specifico il settore agricolo, anche se il settore non è stato soggetto a divieti come per alti comparti merceologici.

Occorre sottolineare come il distretto biologico unico delle Marche costituisce il biodistretto più grande d’Italia e d’Europa e consentirà alla Regione e di conseguenza anche alla Provincia Fermana di essere proiettata su palcoscenici internazionali con un unico marchio bio. La nostra regione è stata negli anni ’70 pioniera nel praticare l’agroecologia ed oggi con la svolta green proposta dalla Comunità Europa, si aprono ulteriori sbocchi per l’agricoltura marchigiana e fermana. Tra gli obiettivi del distretto c’è l’incremento della superficie agricola utile per affermarsi come prima regione bio in Italia. Tra l’altro con il potenziamento della ricerca, sperimentazione e la formazione nel settore del biologico si potrà migliorare la qualità e la produttività delle coltivazioni. Aspetto da non sottovalutare assolutamente è l’esigenza di fermare il consumo di suolo, in particolare quello agricolo. Si avrà la possibilità di tutelare e valorizzare la nostra biodiversità in alternativa agli OGM e favorire e consolidare le filiere del biologico di prodotto e di territorio, cosi da estendere la certificazione del biologico fino alla tavola dei consumatori. Si potrà promuovere il consumo dei prodotti biologici nelle mense e nei circuiti commerciali e rendere il sistema alimentare più sostenibile anche a tutela della salute dei cittadini. Alla fine del percorso sarà possibile promuovere le Marche come regione biologica con una elevata qualità della vita, al fine di accrescere la sua attrattività turistica basandosi sia sulle bellezze paesaggiste e architettoniche ma anche gastronomiche, creando le giuste sinergie tra il settore turistico ricettivo e il settore agricolo.

Il Governo ha previsto, con i Decreti-legge cosiddetti "Cura Italia", "Liquidità", "Rilancio", "Semplificazioni", "Agosto" e "Ristori" interventi a garanzia della liquidità delle imprese agricole, misure per la promozione all'estero del settore agroalimentare e l'incremento del Fondo per la distribuzione di derrate alimentari.

Molte cose possono essere ancora fatte per aiutare le imprese a recuperare o aumentare la competitività.

I possibili ambiti di intervento a sostegno del comparto produttivo agroalimentare possono essere:

 

  • Semplificazione nell’accesso ai fondi, soprattutto per l’innovazione
  • Formazione specifica per gli addetti al settore
  • Semplificazione del voucher per il settore che possa ridurre almeno la burocrazia
  • Incentivi per favorire il miglioramento delle produzioni soprattutto di qualità
  • Sostenibilità delle produzioni
  • Comunicazione dell’eccellenza delle produzioni, anche tramite marchi ed attestazioni di qualità e con claim apponibili in etichetta
  • Supporto di nuove e/o innovative modalità di vendita
  • Costruzione di nuove filiere, misure per favorire l’ingresso delle produzioni nella GDO
  • Piano di internazionalizzazione con nuovi canali di vendita e nuovo piano di promozione

 

Il documento, sintesi delle strategie a medio e lungo termine per la competitività e lo sviluppo del fermano, è stato redatto dal Tavolo per la Competitività e lo Sviluppo della Provincia di Fermo. Il tavolo è costituito dalle associazioni di categoria e dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative con il coordinamento della Provincia di Fermo. Le parti auspicano che la politica tutta ne condivida i valori contenuti e le linee d'azione per il raggiungimento degli obiettivi.

 
Sabato, 25. Settembre 2021

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