Camera del Lavoro Territoriale della provincia di Fermo
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Sciopero FIOM 28 Marzo 2015 PDF Stampa E-mail
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Lunedì 23 Marzo 2015 10:53

 
20 Marzo 2015 Iniziativa sulla Legalita' PDF Stampa E-mail
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Giovedì 05 Marzo 2015 09:18

Ultimo aggiornamento Giovedì 05 Marzo 2015 09:19
 
Indagine sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Di Cosmo   
Mercoledì 18 Marzo 2015 10:00

Marco Luchetti: Tenui segnali di ripresa del sistema produttivo marchigiano
Nel 2014, rispetto al 2013 le imprese marchigiane mostrano alcuni leggeri ma positivi segnali
di ripresa: una piccola crescita della propensione all’internalizzazione dei processi produttivi
(+2,6% sul 2013), degli investimenti in macchinari (+2,4%) e dei tentativi di aggredire nuovi
mercati, soprattutto esteri (+1,3%). E’ quanto emerge dal secondo aggiornamento
dell’indagine F.A.R.O. LAB sui fabbisogni professionali e formativi delle imprese del
territorio marchigiano.
“Certo - evidenzia l’assessore regionale al Lavoro e alla Formazione, Marco Luchetti -
l’indagine non riguarda la totalità, ma un campione di 685 imprese del territorio (in un periodo
compreso tra novembre 2014 e gennaio 2015) che però offre un primo spaccato della realtà
marchigiana. Si tratta certamente di tenui segnali, quasi “increspature d’onda”, tuttavia,
considerati nel loro insieme, lasciano intravvedere una qualche inversione di tendenza nel
posizionamento del sistema produttivo delle Marche. “
L’indagine “I fabbisogni professionali e formativi delle imprese marchigiane” è stata condotta
nell’ambito della seconda fase del progetto F.A.R.O. LAB (promosso dall’Assessorato Lavoro,
Istruzione e Formazione Professionale) e curata dal Censis nel Raggruppamento attuatore del
progetto con IFOA ente capofila e Associazione Nuovi Lavori con l’obiettivo di supportare la
costituzione dell’Osservatorio Regionale sulla Formazione Continua.
E se scende di due punti e mezzo, rispetto al 2013, la percentuale di imprese che non sembra
intenzionata ad assumere nei prossimi anni, si incrementa invece di 3 punti (raddoppia,
quasi) la percentuale che prevede di assumere con un contratto a tempo
indeterminato.
Migliora anche il tasso di competitività, con segnali positivi che vedono aumentare le
imprese che puntano sulla qualità dei prodotti (+ 7%); sulla qualità delle risorse umane (+4%)
ed anche gli investimenti in formazione (+1,8%). Diminuiscono le imprese che si affidano
solamente al prezzo, pur restando comunque il 49% del totale. Significativo appare, inoltre,
l’aumento delle imprese (+4,5%) che, rispetto al 2013, nel 2014 hanno lanciato sul mercato
nuovi prodotti e/o nuovi servizi.
Per quanto riguarda le competenze richieste al personale da assumere aumenta del 7,3% il
numero delle imprese che nel 2014 indicano quelle “tecniche di base legate alla
produzione e lavorazione dei beni o dei servizi propri dell’azienda”; come pure cresce
del 4,8% la richiesta di “competenze linguistiche”, dato probabilmente correlato alla loro
maggior propensione a proiettarsi sui mercati esteri. Aumenta anche di un 3,4% la richiesta di
“capacità di efficace comunicazione scritta e orale”.
Per ciò che riguarda i titoli di studio dei nuovi assunti, si registra una crescita (+3%) delle
richieste di personale in possesso di qualifica professionale, come anche dei titoli di studio
superiori (+1,5% di nuovi assunti in possesso del diploma di scuola secondaria superiore e
+0,9% per la laurea o il post-laurea).
Con riguardo alla qualificazione professionale dell’organico, si registra, sempre a confronto con
il 2013, un + 1,7% di imprese che valutano come necessaria la riqualificazione,
l’aggiornamento o la riconversione professionale dei propri addetti.
Aumenta, infine, il numero di imprenditori che dichiara di aver fruito negli ultimi tre
anni di qualche intervento formativo (+1,6%), mentre tale fruizione diminuisce per il
personale occupato (-2,9%). In entrambi i casi, salgono i giudizi positivi circa l’utilità della
formazione (69,5% nel 2014 contro 63,3% nel 2013, con un +6,2 nel caso della formazione
fruita dagli imprenditori, mentre un incremento del 3,7% si registra per l’utilità percepita dagli
addetti).

 
Licenziato uno di noi PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Di Cosmo   
Martedì 17 Marzo 2015 08:41

Licenziato uno di Noi.

Così inizia il comunicato della RSU Fiom-Cgil e Fim-Cisl della Metaltex S.p.A. che oggi ha proclamato un'ora di sciopero per ogni turno contro il licenziamento di un lavoratore per  il presunto

“ giustificato motivo oggettivo”, con corteo interno sino agli uffici della Direzione Aziendale.  La RSU ha chiesto ai lavoratori della Metaltex di manifestare la loro solidarietà ad un lavoratore vittima di un atto gravissimo. Cosa c'è di più grave per un lavoratore oltre il licenziamento? Soprattutto se a comminarlo è un'azienda con oltre 100 dipendenti che dichiara di non poterlo  collocare perché ha, come purtroppo molti operai, delle limitazioni fisiche. Il lavoro di operaio è un lavoro che spesso ti invecchia precocemente, è fatto di tanta fatica e di poco salario, perché insufficiente per vivere dignitosamente. Quando torni a casa stanco, pensi alle cose che vorresti fare e che non puoi, al tempo che vorresti dedicare ai tuoi figli, che non hai. Malgrado questa è la storia di molti, nessuno può rinunciarvi. Il salario di operaio, pur insufficiente è necessario per sopravvivere; per pagare il mutuo o l'affitto, per mandare i figli a scuola, per pagare le spese sanitarie, per mangiare, appunto, sopravvivere. E si ti viene tolto anche questo, perché fisicamente sei provato, magari a causa proprio del lavoro che svolgi, che cosa ti rimane? La disperazione. Per un futuro che non c'è, per un futuro pieno di incertezze e l'ansia ti soprassale pensando al domani.

Ma non tutto è perduto quando i lavoratori insieme reagiscono, non tutto è perduto sino ai tre gradi di giudizio, non tutto è perduto quando non sei solo. Tutto, ma proprio tutto, faremo perché venga revocato questo licenziamento, che di oggettivo ha ben poco, ma ha molto di discriminatorio.

 

p.la Fiom-Cgil di Fermo

La Segretaria  Generale prov.le

Giusy Montanini

Ultimo aggiornamento Martedì 17 Marzo 2015 08:45
 
Fermo: calo della produzione e crisi occupazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da Maurizio Di Cosmo   
Martedì 17 Marzo 2015 08:49

I dati elaborati da Unioncamere Marche ci confermano il perdurare della crisi produtiva. Inoltre, l'Istat ci certifica ciò che viviamo ogni giorno, cioè la gravità della crisi sociale che continua ad abbattersi sulle fasce più deboli della nostra popolazione.

Il calo della produzione del 3% nell'ultimo trimestre del 2014, dovuto al calo della domanda della Russia alle prese con la crisi ucraina, conferma che in campo non c'è stata e non c'è nessuna politica industriale messa in campo dal governo. Nemmeno se ne nota un qualche accenno.

Il nostro settore industriale, in balia delle tempeste internazionali e della finanza, resta appeso alla speranza poggiata su fattori concreti come la svalutazione dell'euro, bassi tassi di interesse, calo del costo del petrolio, maggiore liquidità che da marzo sarà immessa nel sistema dalla BCE. Ma il nostro Paese, con ancora nodi strutturali rimasti irrisolti (infrastrutture, corruzione, divario informatico e del Mezzogiorno), rischia di mancare l'appuntamento e continuare a depotenziare la sua capacità industriale (-25% dal 2007), ad accusare servizi arretrati, il blocco del credito, redditi in calo e alti tassi di disoccupazione.

Siamo d'accordo con il Presidente di Unioncamere riguardo ai prioritari interventi sul costo del lavoro e sull'abbassamento della tassazione su imprese e lavoratori. Bisogna però precisare che la strada giusta per abbassare il costo del lavoro non è la sua svalutazione ma, la crescita della produttività e, conseguentemente, del valore aggiunto. Per questo c'è bisogno di una mirata politica industriale imperniata sull'innovazione tecnologica dei fattori della produzione, sull'innovazione dei servizi all'impresa (marketing ed internazionalizzazione), sulla conseguente formazione professionale e, per quello che ci rigurada da vicino, la tutela del "made in Italy". Tutto ciò richiede necessariamente la stabilità occupazionale ed un contesto sociale dove tutti i servizi funzionano, compresi quelli del welfare e dall'istruzione.

Dai dati elaborati dall'Ires Marche:

dal 2010 al 2014 il fermano ha perso più di 3.000 occupati (tot.70.702), il tasso di occupazione è sceso del 2,50% (62%), il tasso di disoccupazione dal 5,90% è passato al 9,9% con una crescita di 4 punti.

L'agricoltura perde 1.350 posti quasi la metà degli occupati (tot.1.524). Nei servizi la perdita è di 2.200 occupati (tot.2.471).

La realtà richiede interventi che ad oggi risultano lontani dalla politica del governo. Agire sul MdL, anche se potrebbe risultare utile (ma non come fa il governo con l'iganno del Job's Act che di fatto precarizza tutti e svalorizza ulteriormente il lavoro) non risolve il vero problema che è quello della mancanza di lavoro. Creare nuovi posti di lavoro significa far ripartire gli investimenti pubblici, dato che le imprese in tempi di crisi risultano trovarsi nella pochezza della liquidità, supportare la domanda interna attraverso la leva fiscale, la ripresa della contrattazione, anche quella del Pubblico Impiego, e la rivalutazione delle pensioni.

Governare contro i lavoratori, i giovani e i pensionati e a favore della grande finanza; governare per far acuire la forbice delle diseguaglianze ci porta verso il baratro economico e sociale.

Il cambiamento delle politiche europee e nazionali è decisivo. Purtuttavia, a livello locale vanno create le condizioni per determinare la ripresa. Nel fermano va aperto, come già stiamo chiedendo, un confronto su tre temi principali: lavoro, sviluppo e welfare.

Il nostro territorio ha bisogno di definire le linee di intervento condivise dai vari attori politici, economici, sociali ed istituzionali e, dotarlo su queste basi di una autorevole rappresentanza che oggi, nonostante i nostri sforzi, ancora non ha.

Fermo lì', 4 marzo 2015

 

Il segretario Generale

(Maurizio Di Cosmo)

 
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Martedì, 31. Marzo 2015

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